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6月27日
VEDIAMO QUANTO MI CONOSCETE 1. Mio nome?: 2. Dove e come ci siamo conosciuti?: 3. Qual è il mio secondo nome?: 4. Mi conosci molto, poco o così così...? 5. Fumo?: 6. Qual è il mio colore preferito?: 7. Qual è stata la tua prima impressione su di me?: 8. Mia età?: 9. Mio compleanno?: 11. Ho fratelli o sorelle?: 12. Qualche volta sei stato/a geloso/a di me?: 13. Qual è la cosa che mi piace fare di più?: 14. Ti ricordi qual è la prima cosa che ti ho detto?: 15. Che tipo di musica mi piace?: 16. Un momento insieme?: 17. Sono timido/a e introverso/a o tutto il contrario?: 18. Seguo le regole o sono ribelle?: 19. Mi consideri un buon amico/a?: 20. Che soprannome mi daresti?: 21. 3 parole per descrivermi?: 22. Cosa sei per me (miglior amico/a, parente, etc)?: 23. Qualcosa che odio o che mi disturba?: 24. Sono una persona buona?: 25. Un difetto?: 26. Una virtù?: 27. La parte del corpo migliore?: 28. La peggiore?: 29. Cosa ho fatto per cambiare la tua vita, anche la cosa più piccola, o che effetto ho avuto nella tua vita?: 30. Che ti piacerebbe fare con me?: 31. Ti sono mancato/a qualche volta?: 32. Mi hai mentito?: 33. Se si, solo per ferirmi? 6月3日
Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi...io non so se sono stupido o intelligente, è un mio dubbio
Gentili telespettatori, buon pomeriggio! Un saluto cordiale da Rosario Sansa, che, per gentile concessione del Padreterno, sostituisce oggi il vostro abituale telecronista Santo Ciotti. Che Dio vi benedica tutti quanti. Stiamo trasmettendo dallo stadio di San Paolo, il quale, in tribuna d'onore, controlla che non glielo rovinino perché lo ha appena ristrutturato. Accanto a lui due colleghi: San Siro e Olimpico, entrambi in trasferta. Questa domenica è dedicata alla partita, ed è perciò detta "La domenica delle palle". Sta per avere inizio l'incontro Paradiso contro Inferno, valido per la coppa dell'altro mondo. Durata della partita: due tempi da per da quarantacinque secoli l'uno. Dirige l'incontro Ponzio Pilato. Notiamo sugli spalti le vecchie glorie: Osiride, Giove, Thor, e altri ancora che in questo momento stanno facendo la fila per comprarsi un panino al prosciutto al chiosco di San Daniele. Ed ecco arrivare trafelato Maometto, in ritardo. Sentiamo cosa dice: "Guagliò, stavo in montagna; sono partito per venire qua e per convincere la montagna a non venirmi appresso... Mannaggia alla morte, c'è voluta la mano di Dio!!" E con un cenno della mano chiama il venditore ambulante di caffè, il solito Tullio Solenghi. Entrano in questo momento in campo le squadre: la divisa dei giocatori del Paradiso consiste in boccoli biondi, camicia di seta bianca con il nome dello sponsor: "Lacrima christi, vino divino". La squadra dell'inferno indossa invece una divisa a righe rosse, stampate direttamente a fuoco sulla pelle. Dalle curve del Paradiso gli ultrà intonano un inno, Tu scendi dalle stelle, scritto da San Remo, sulle cui note ballano le majorettes, che sono tre sorelle: Maria Maddalena, Maria Goretti e la più grande, Santa Maria maggiore. Un po' isolata, Sant'Elena . Le squadre in campo sono nervose. La formazione del Paradiso è una classica 4-4-2 capitanata dal portiere San Pietro, custode della porta Santa. Davanti a lui sono schierati i quattro difensori titolari: Paolo, Luca, Simone e Matteo, mentre in panchina ci sono Nicola, Erminio, Riccardo e Astolfo, quattro difensori apocrifi. Barabba stopper, anche se i tifosi non sono d'accordo e alzano striscioni con la scritta: "Barabba libero"; San Giovanni Decollato ala destra e San Giorgio a Cremano ala sinistra; mediano Lazzaro, ancora convalescente; centravanti Giuda Iscariota, ultimo acquisto del calcio mercato: è stato comprato per soli trenta denari; e infine, seconda punta, San Patrignano, in crisi d'astinenza. In panchina Gesù, l'allenatore del Paradiso, sta facendo scaldare altri due giocatori: San Vito, con strani balli, è Giovanna D'arco, con i cerini. Ecco: ha acceso un cerino, si è data fuoco, si è scaldata. Notiamo poi tra le riserve due papi: Pio col numero 13 e Giovanni col 24. Intanto, a bordo campo, la Maddalena, massaggiatrice, non vede l'ora che qualcuno si faccia male per dare una manata. La squadra dell'inferno schiera invece una formazione diabolica, capitanata dal mitico Belzebù, come al solito incazzato come una iena . Particolarmente affollata la panchina, su cui sono ammucchiati avari, golosi, furbi, millantatori, tiranni, bestemmiatori, assicuratori e sindacalisti. Ed ecco, la partita sta per avere inizio. L'arbitro Ponzio Pilato dà le ultime raccomandazioni ai giocatori: "niente miracoli!" Poi mostra ai capitani una monetina e chiede Gesù dalla panchina grida: "testa! Per l'amor di Dio!! Non cominciamo con la croce!" Soltanto Giovanni Decollato non è d'accordo: "ma quale testa!" Grida da lontano. "Quale testa! Siete scemi?" Il sorteggio favorisce la squadra dell'inferno: l'arbitro fischia e comincia l'incontro. Batte il calcio d'inizio il capitano Belzebù, Lazzaro cerca di intercettare il passaggio e subito cade; Gesù dalla panchina interviene: "Lazzaro, alzati e cammina!" La palla viene ora conquistata da San Giorgio a Cremano, che viene attaccato da quattro difensori e subisce il martirio. Viene assunto in cielo e, come assunto, diventa protettore dei disoccupati. Al suo posto entra un altro difensore: uno e terzino. E adesso all'attacco l'Inferno, che avanza con una perfetta azione: ecco Elga, la belva delle SS, riconoscibile dalla frusta, che passa a Wanda, la belva delle MS, riconoscibile dalla sigaretta, che passa al ministro Treu, la belva delle FS, riconoscibile dal bilancio del consiglio di amministrazione. Treu passa all'ala, ma prima che l'ala trasformi, Gesù trasforma l'ala in due mezze ali, costringendo Pilato a intervenire: "ho detto che non voglio miracoli!" Gesù si schermisce: "ma chi, io? Figuriamoci!... Nessun miracolo, è stata una coincidenza". La palla corre intanto verso il fondo campo, ma prima che arrivi alla linea San Patrignano si pippa tutte le righe. Gesù, dalla panchina, cerca di intervenire con l'arbitro: "Ponzio, perdona lui, perché non sa quel che si fa". Ma Pilato è irremovibile: punizione dell'inferno ed espulsione di San Patrignano per doping. Batte la punizione Raschio Nero: un diavolo orribile, con il corpo di capra e la faccia der Pecora. La palla però viene intercettata da Giuda che fa autogol!! Autogol! C'è stato un autogol!! Dalla curva del Paradiso sale un solo grido: "Traditore! Traditore!" Solo gli ipocriti, dalla curva dell'inferno, fingono un forte dispiacere . Gesù dalla panchina grida: "Giuda, prima che l'arbitro fischi tre volte, io ti rompo le cosce!' 1 a 0 per l'inferno. Palla al centro: si ricomincia! Calcia Lazzaro che per lo slancio cade di nuovo a terra Gesù, dalla panchina: "Lazzaro, alzati e cammina!! Cretino! Chist' sta sempre 'nterra: e fracico!" Gli eretici vengono bruciati sullo scatto da Barabba che, da bravo ladrone gli ruba la palla. Corre verso l'arena avversaria con la palla al piede, non quella di piombo come sarebbe logico, ma quella di cuoio; ma ecco che inciampa su Lazzaro, ancora una volta per terra, recupera la palla un giocatore dell'inferno, un avvocato che merita presenza in squadra a pieno titolo, non solo per l'appartenenza alla categoria, ma anche perché è proprio l'avvocato del diavolo. Il dannato entra nell'area del Paradiso: ora è solo davanti a San Pietro, sta per tirare ma per miracolo il pallone passa da 28 centimetri di diametro a due metri e ottanta: la moltiplicazione delle palle! Pilato ferma il gioco e guarda Gesù; Gesù diventa rosso di vergogna e la palla torna di dimensioni normali. L'avvocato calcia ma è fuori, sia per colpa dei piedi di capra, sia perché la porta, da sette metri, è passata a settanta centimetri: la moltiplicazione delle palle, la divisione delle porte! Pilato se ne lava le mani. La palla finisce tra i piedi di Natale, difensore del Paradiso che effettua un passaggio brevissimo: da Natale a Santo Stefano. Lazzaro cade un'altra volta; dalla panchina del Paradiso si al del medico: il dottor Fatebenefratelli, ortopedico. Ma Gesù lo ferme grida: "la Lazzaro, fa 'na cosa: rimani in terra e nun ne parlamm' cchiù" Intanto la palla viene conquistata dal numero 5 dell'inferno, un usuraio, mentre un iracondo, colla maglia numero 3 grida: "Passa!! Passa!!! Bastardo!! Passa!!" "Quanto mi dai se te la passo?" chiede l'usuraio. L'iracondo continua: "Passa!! Figlio di puttana!! Passa!!" L'usuraio contratta: "se te la do e me la ripassi tra 3 giorni, mi dai quattro milioni?" Ma mentre accade questa discussione la palla vola verso Graffiazizza, un diavolo della quarta bolgia che colpisce di testa e buca il pallone: è fallo, un fallo di dimensioni esagerate, dato che Graffiazizza è un satiro con un fallo di due metri e 48, che porta arravogliato attorno alla vita a mò di salvagente con paperella-perciò i compagni lo chiamano "baywatch". Pilato è perplesso, non sa cosa fare: non gli era mai capitato un fallo di queste dimensioni, ne di questa forma. L'allenatore dell'inferno, un sodomita va a parlare con Pilato. Dopo la discussione un po' concitata, Pilato affida la rimessa all'inferno e intanto sia aggiusta i calzoncini con un gran sorriso sulle labbra. La rimessa è affidata a Scassacocchio, un invasato. E siccome è invasato, rimette per dodici minuti: la colazione del mattino, i calzini, la merenda della settimana prima, 128 ciocche di capelli, una 128 familiare, 28 fotografie di Andreotti che bacia i fratelli Salvo con la lingua, e un fiotto di roba verde tipo frullato di rana. Deve intervenire il cardinale Milingo per esorcizzarlo, e fa riprendere l'incontro. Scassacocchio parte all'attacco ma viene intercettato da San Paolo, il quale passa a Luca, Luca a Matteo, Matteo a Simone, Simone ad Are e Are a Krishna, due stranieri entrati nella ripresa. Are Are, Krishna Krishna, Krishna Krishna, Are Are: Gol! Gol! Gol! Uno pari! Nella curva dell'inferno i masochisti esultano: vengono picchiati, riesultano. Giuda corre verso la panchina per baciare Gesù ma questi gli dà un pacchero e lo infila tra l'incrocio dei pali: Gol! Gol! Gol! Due a uno per il Paradiso. Pilato fischia la fine dell'incontro, le squadre rientrano negli spogliatoi., rimane in campo solo Lazzaro, assai perplesso, che chiede: "Posso risorgere, adesso?" Come di consueto, le forze del bene trionfano sulle forze del male.
"Dio li fa e poi li accoppa"
Giobbe Covatta
x tutti quelli che visitano il mio blog...
lasciate un pensiero,una frase a cui siete particolarmente legati...
La gelosia nasce con l'amore
ma non sempre muore con esso.
Non saprai mai se un ricordo è una cosa che hai o, invece, una cosa che hai perso. (W. Allen)
Se casualmente ti troverai addosso un pezzetto di me non ci badare. Sono io che mi sono dimenticato in te l'ultima volta che ci siamo amati.
"Ogni volta che la gente è d'accordo con me provo la sensazione di avere torto." ( O. Wilde)
"chi è pesante
non può fare a meno di innamorarsi perdutamente
di chi vola lievemente nell'aria,
tra il fantastico e il possibile:
mentre i leggeri sono respinti dai loro simili e
trascinati dalla 'com-passione'
verso i corpi e le anime possedute dalla pesantezza" L'alba di domani ci sorprenderà addormentati ancora abbracciati, e lo stesso sogno ci trasporterà oltre i confini piu' segreti, forse un nuovo mondo ci riceverà senza parole nè paure, ed il nostro sguardo attraverserà dei desideri la profondità .........parla con me aspettando che spunti il giorno perche non c'è niente che conta intorno ma la tua voce ancora un po' incerta non sa, quello che gli occhi ridendo confessano già, non dirmi no certe zone delle tua mente che ora non sai si dischiudono lentamente... e se non ti fa paura potrai guardare la tua natura nell'alba di domani..... nell'alba di domani. questo desiderio che ci prende si sa e' un vortice lento, è un fuoco diverso, fallo divampare non ci brucierà perche' la vertigine è l'instabilità
parla con me aspettando che spunti il giorno perche' non c'è niente che conta intorno ma la tua voce ancora un po' incerta non sa, quello che gli occhi ridendo confessano già non dir di no certe zone della tua mente che ora non so si dischiudono lentamente e se non ti fa paura potrai guardare la mia natura nell'alba di bomani....... nell'alba di domani......... nell'alba di domani....... nell'alba di domani domani domani 6月2日
La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffé da lei.
Dopo il caffé, la Follia propose:
"Si gioca a nascondino?".
"Nascondino? Che cos'è?" - domandò la Curiosità.
"Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete.
Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare".
Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia.
"1,2,3.... - la Follia cominciò a contare.
La Fretta si nascose per prima, dove le capitò.
La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi.
La Gioia corse in mezzo al giardino.
La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto a nascondersi.
L' Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso.
La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano.
La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era già a novantanove.
"CENTO! - gridò la Follia - Comincerò a cercare."
La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto.
Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto.
E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza.
Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò:
"Dov'è l'Amore?".
Nessuno l'aveva visto.
La Follia cominciò a cercarlo.
Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce.
Ma non trovò l'Amore.
Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido.
Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio.
La Follia non sapeva che cosa fare.
Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre.
L'Amore accettò le scuse.
Oggi, l' Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.
(grazie a Paolo x il testo)
Se ogni secondo della nostra vita si ripete un numero infinito di volte, siamo inchiodati all'eternità come Gesù Cristo alla croce. E' un'idea terribile. Nel mondo dell'eterno ritorno, su ogni gesto grava il peso di una insostenibile responsabilità. Ecco perchè Nietsche chiamava l'idea dell'eterno ritorno il fardello più pesante ( das schwerste Gewicht ).
Se l'eterno ritorno è il fardello più pesante, allora le nostre vite su questo sfondo possono apparire in tutta la loro meravigliosa leggerezza.
Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa ?
Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo. Ma nella poesia d'amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell'uomo. Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l'immagine del più intenso compimento vitale. Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica.
Al contrario, l'assenza assoluta di un fardello fa sì che l'uomo diventi più leggero dell'aria, prenda il volo verso l'alto, si allontani dalla terra, dall'essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato.
Che cosa dobbiamo scegliere, allora ? La pesantezza o la leggerezza ?
Questa domanda se l'era posta Parmenide nel sesto secolo avanti Cristo. Egli vedeva l'intero universo diviso in coppie di opposizioni: luce-buio, spesso-sottile, caldo-freddo, essere-non essere. Uno dei poli dell'opposizione era per lui positivo ( la luce, il caldo, il sottile, l'essere ), l'altro negativo. Questa suddivisione in un polo positivo e in uno negativo può apparirci di una semplicità puerile. Salvo in un caso: che cos'è positivo, la pesantezza o la leggerezza ?
Parmenide rispose: il leggero è positivo, il pesante è negativo.
Aveva ragione oppure no ? Questo è il problema. Una sola cosa è certa: l'opposizione pesante-leggero è la più misteriosa e la più ambigua tra tutte le opposizioni.
L'idea dell'eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell'imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l'abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all'infinito ! Che significato ha questo folle mito ?
Il mito dell'eterno ritorno afferma, per negazione, che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile a un'ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che, sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla. Non occorre tenerne conto, come di una guerra fra due Stati africani del quattordicesimo secolo che non ha cambiato nulla sulla faccia della terra, benchè trecentomila negri vi abbiano trovato la morte fra torture indicibili.
E anche in questa guerra fra due Stati africani del quattordicesimo secolo, cambierà qualcosa se si ripeterò innumerevoli volte nell'eterno ritorno ?
Sì, qualcosa cambierà: essa diventerà un blocco che svetta e perdura, e la sua stupidità non avrà rimedio.
Se la Rivoluzione francese dovesse ripetersi all'infinito, la storiografia francese sarebbe meno orgogliosa di Ropespierre. Dal momento, però, che parla di qualcosa che non ritorna, gli anni di sangue si sono trasformati in semplici parole, in teorie, in discussioni, sono diventati più leggeri delle piume, non incutono paura. C'è un'enorme differenza tra un Robespierre che si è presentato una sola volta nella storia e un Robespierre che torna eternamente a tagliare la testa ai francesi.
Diciamo quindi che l'idea dell'eterno ritorno indica una prospettiva dalla quale le cose appaiono in maniera diversa da come noi le conosciamo: appaiono prive della circostanza attenuante della loro fugacità. Questa circostanza attenuante ci impedisce infatti di pronunciare un qualsiasi verdetto. Si può condannare ciò che è effimero ? La luce rossastra del tramonto illumina ogni cosa con il fascino della nostalgia: anche la ghigliottina.
Or non è molto, mi son sorpreso a provare una sensazione incredibile: stavo sfogliando un libro su Hitler e mi sono commosso alla vista di alcune sue fotografie: mi ricordavano la mia infanzia; io l'ho vissuta durante la guerra; parecchi miei familiari hanno trovato la morte nei campi di concentramento hitleriani; ma che cos'era la loro morte davanti a una fotografia di Hitler che mi ricordava un periodo scomparso della mia vita, un periodo che non sarebbe più tornato ?
Questa riconciliazione con Hitler tradisce la profonda perversione morale che appartiene a un mondo fondato essenzialmente sull'inesistenza del ritorno, perchè in un mondo simile tutto è già perdonato e qundi tutto è cinicamente permesso.
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